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venerdì 1 giugno 2012

Ei fu: il Totonero

Quando ero ancora in fasce e muovevo i primi passi nel "pallone", in tutti i sensi, quando, insomma, cominciavo a capirne di calcio, era appena accaduto qualcosa di brutto, ma anche subito addolcito da qualcosa di bello. Lo scandalo delle scommesse aveva oscurato i verdetti di A, i carabinieri in campo e i calciatori in manette, ma dopo un anno fu tutto dimenticato perché l'Italia si laureò campione del mondo: era il 1982. Una volta queste porcherie le chiamavano "Totonero". Non c'erano ancora i centri scommesse, internet era a stento un miraggio per militari e solo in Inghilterra la parola Bookmaker aveva un senso. Così si pensò di trovare un'alternativa al totocalcio, quello legale e pertanto "bianco": il Totonero, per l'appunto. A distanza di tempo in fondo la sostanza non è cambiata. Si è pensato che legalizzando le scommesse si potesse frenare l'incursione sfrenata e increscendo della criminalità organizzata ma anche questo è un clamoroso falso, un flop su tutta la linea, anzi... Chi non era criminale lo è diventato grazie all'eccessiva circolazione di denaro, all'adrenalina suscitata dal vincere facile, a quella smania di onnipotenza che l'uomo tira fuori ogni qualvolta gli si presenta l'occasione. Una volta si chiamava "Totonero", oggi di nero c'è solo il calcio in perenne lutto per la morte della legalità.

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